Il Texas Hold’em matematica e strategia per essere vincenti.

Un sistema ideato dall’americano David Sklansky,

per consentire ai giocatori meno esperti di combattere con le stesse armi contro giocatori addirittura professionisti. Il segreto è tutto nelle carte personali (le due carte coperte) e nel coraggio. Le decisioni possibili sono sempre due: All-in o fold.

Seguiamo il matematico che ha messo a punto per tutti noi questo metodo di gioco, una vera autorità in materia: ha vinto per ben tre volte le WSOP ovvero i campionati del mondo di poker. I suoi libri (13) fanno parte della bacheca di quasi tutti i giocatori del mondo.

Vediamo ora di riuscire a spiegare bene il pensiero del grande matematico giocatore di poker (pratica tantissime altre attività di gioco, dove eccelle per bravura) David Sklansky.
Due carte su sette bastano per costruire la propria fortuna? La risposta ovviamente è no. Eppure le due carte personali che ci vengono distribuite dal mazziere all’inizio di ogni mano (pocket cards) hanno un’importanza essenziale nel costruire una vittoria nel poker. Per capire come comportarci prima che vengano scoperte le carte comuni, ovvero in fase pre-flop. bisogna valutare l’ammontare dei bui, le chip a disposizione, la propria posizione nell’ordine di gioco, il comportamento adottato dagli avversari e soprattutto il valore delle proprie carte.

Nessuno avrà dubbi sul da farsi con due Assi in mano (succede nell’0,45% dei casi, ovvero una possibilità su 221), ma come ci si deve regolare quando si hanno carte meno forti? Sia chiaro, la fortuna può baciare anche chi decide di giocare con 7 e 2, la peggiore mano possibile (in gergo, beer hand), formata dalle due carte più basse, di seme diverso e che non concorrono alla stessa scala. Eppure, così come avere A-A pre-flop non significa vittoria sicura, allo stesso modo con la nostra beer hand potremmo addirittura centrare un poker di 7 o di 2, oppure una scala reale. La probabilità di chiudere un punto così però, è talmente bassa che chiunque voglia imparare a giocare a poker con metodo non deve curarsene.
Inutile quindi disperarsi quando, dopo aver passato una mano molto debole, scopriremo che continuando a giocare avremmo vinto il piatto: ci capiterà eccome, ma alla lunga verremmo comunque sbattuti fuori dal torneo. Conoscere la forza delle proprie pocket cards è probabilmente il primo trucco da imparare per vincere a poker, poiché nel lungo periodo il calcolo delle probabilità è più incisivo del fattore fortuna.

All-in o Fold?
Un buon punto di partenza è affidarsi alle lezioni del matematico Sklansky, considerato uno dei maggiori teorici del Texas Hold’em e vincitore di tre braccialetti alle World Serie of Poker, il torneo più prestigioso al mondo. Sklansky ideò un sistema con il quale si riducono a due le possibili azioni pre-flop, in base al valore delle pocket cards: puntare tutto (all-in) o lasciare il piatto (fold). Oltre alle proprie carte, l’unica altra variabile che il sistema prevede di considerare è il comportamento dei giocatori che dichiarano prima di noi.
Nel caso in cui un avversario alla nostra destra rilanci, dovremo contro-rilanciare dichiarando l’all-in solo se le nostre carte sono A-A, K-K o A-K dello stesse seme (suited), facendo fold in ogni altra circostanza. Essendoci nel mazzo sei possibili coppie di A, sei coppie di K e quattro diversi A-K suited (uno per seme), avremo a disposizione per giocare appena 16 mani sulle 1.326 possibili combinazioni di pocket cards iniziali: la percentuale di restare in gioco dopo il rilancio di un avversario è dunque solo dell’1,2%.
Se invece nessuno rilancia prima di noi, allora il ventaglio di combinazioni con cui puntare tutti i nostri averi si estende: all-in con qualsiasi coppia con ogni combinazione di A-K, con un Asso affiancato da qualsiasi carta (kicker) dello stesse seme e infine con tutte le combinazioni di carte suited che siamo anche adiacenti, purché non inferiori a 5-6 (quindi 5-6s, 7-8s, 8-9s e cosi via, carte definite”connectors e valide per progetti a scala e di colore).
La percentuale che si realizzi una qualunque di queste combinazioni con le due pocket cards è del 12,8%. Seguendo il metodo di David Sklansky, dunque, giocheremo poco più di una mano su dieci, e sarà sempre con un all-in.

La base del metodo
I ragionamenti del matematico giocatore si basano sulla possibilità di ritrovarsi già al flop con la coppia più alta (top pair), di centrare una scala o colore e, in generale di assicurarsi sul lungo termine un profitto avallato dal calcolo delle probabilità. Sebbene sia lontano dal rappresentare una garanzia di vittoria, il metodo suggerito da Sklansky è un ottimo punto di partenza per i meno esperti o addirittura neofiti. Soprattutto, il sistema agisce da livella contro giocatori più preparati: giocarsi tutto pre-flop aumenta indubbiamente l’azzardo e ogni avversario deve valutare se accettare la sfida e rischiare su due piedi il proprio ammontare residuo (stack) di chip prima ancora di poter mostrare la sua abilità durante lo sviluppo della mano. Se ci affidiamo al sistema, un professionista riconoscerà facilmente le nostre meccaniche di gioco, ma l’unica contro misura che potrà tentare sarà rilanciare sempre quando si trova a decidere prima o poi, limitandosi a ridurre ad A-A, K-K e A-Ks le mani con le quali dichiareremo l’all-in (come abbiamo visto, circa il 1,2% dei casi), spingendoci spesso al fold. Il rovescio della medaglia è infatti rappresentato dal pericolo aumento dei bui: rubarne solo alcuni lasciando continuamente il piatto potrebbe non essere sufficiente a sopravvivere quanto basta per avere una buona mano, soprattutto nei tornei più veloci (turbo).
Per quanto riguarda il poker online, inoltre, bisogna tenere sempre presente una cosa: se partecipiamo a piccoli tavoli con una quota d’ingresso molto bassa, la percentuale che uno o più avversari decidano comunque di giocare d’azzardo sale incredibilmente. Inutile allora scaldarsi e inveire contro il somaro (donk) di turno che ha incomprensibilmente visto il nostro all-in per avendo carte pessime, centrando infine un punto vincente con un colpo di fortuna: se in gioco ci sono appena 50 centesimi, per molti giocatori il rischio di venire eliminati può essere corso nella speranza di raddoppiare il proprio stack. E’ una filosofia di gioco che alla lunga non paga, ma non vuol dire che non ci sia chi l’applica (in particolar modo nei dilettanti).

Il sistema e la sua evoluzioneIl sistema Sklansky nasce come supporto di base per i giocatori alle prime armi: fu ideato per la figlia di un milionario americano, proprietario di un casinò, che chiese al matematico di allenare la ragazza, ignare dei rudimenti del Texas Hold’em. Voleva regalarle così l’emozione di partecipare all’evento principale delle World Series of Poker, ma l’esperienza della figlia si infranse contro la coppia di Assi di un avversario.
Pur rappresentando un buon metodo per iniziare, dunque, il sistema è riduttivo e non certo privo di falle, tanto che il suo stesso ideatore ne ha successivamente creato una variante più complessa. Secondo la nuova revisione del sistema bisogna tenere innanzitutto conto del rapporto tra il proprio stack e l’ammontare dei bui. Un’ulteriore variabile presa in considerazione è il numero di avversari alla nostra sinistra, che quindi devono ancora parlare, e di quanti hanno invece già coperto il buio (in gergo limpare) prima di noi, restando cosi in gioco. Se quando tocca a noi dovesse già esserci un rilancio, varrebbero le regole del sistema base: all-in con A-A, con K-K e A-Ks, fold in gli altri casi.
La formula precisa del sistema raffinato potrebbe apparire complessa e poco utilizzabile al tavolo verde per le menti meno matematiche, pur trattandosi semplicemente di una divisione (arrotondabile) seguita, da due moltiplicazioni a una cifra. In ogni caso, avere a disposizione il proprio computer io anche una calcolatrice e un piccolo schema riepilogativo può togliere dall’imbarazzo e permettere di decidere rapidamente quando giochiamo online. Vediamo come funziona.

I calcoli da fareIl primo passo è dividere il proprio stack per la somma totale di piccolo e grande buio, più eventuali inviti obbligatori (ante) se la fase del torneo ne prevede. Ipotizzando di avere uno stack di 3.000, con bui 25/50 otterremo 40, frutto di 3.000/(25+50)=40. Questo valore va moltiplicato per il numero dei giocatori che devono ancora parlare; se ci trovassimo in quarta posizione su sette rimarrebbero tre avversari e il nostro numero di riferimento diventerebbe 120, cioè 40×3. Infine bisognerà moltiplicare ancora una volta per quanti prima di noi hanno già deciso di coprire il buio, aggiungendo uno. Se un solo giocatore ha già limpato, il valore finale risulterà 240 ovvero 120 x (1+1).

La tabella per calcolare i valori di rischio
Alla base di questa tabella ideata dal matematico David Sklansky c’ è un concetto fondamentale: il valore rischio. Di cosa si tratta? E’ un numero che otteniamo dividendo il nostro stack per la somma totale di piccolo e grande buio, più eventuali inviti obbligatori (nate).
Ipotizziamo di avere uno stack di 6.000 fiches, con bui 50/100. Dovremmo calcolare 6.000/(50+100) ottenendo cosi 40. Ora moltiplichiamo questo valore per il numero di giocatori che devono ancora parlare: se ci trovassimo in quarta posizione su sette rimarrebbero tre avversari e il nostro numero di riferimento diventerebbe 40 x 3 = 120.
In fine dobbiamo moltiplicare questo numero per il numero di giocatori che prima di noi hanno già deciso di coprire il buio, aggiungendo uno. Se lo ha fatto un solo giocatore il valore finale sarà dato da 120 x (1+1) = 240. Questo è il valore rischio.
Confrontiamo questo numero con quelli della tabella in basso per capire, in base alle carte che abbiamo in mano, se vale la pena di giocare o passare la mano. Nel nostro caso con un valore rischio pari a 240 ci troviamo nella seconda riga della tabella sottostante. Questo vuol dire che dovremmo giocare e fare all-in solo se abbiamo in mano una coppia di K o di Assi.

Valore a rischio          Si gioca con    
Oltre 400:                  A-A
Tra 200 e 400            A-A, K-K
Tra 150 e 200            A-A, K-K, Q-Q e A-Ks
Tra 100 e 150            A-A, K-K, Q-Q, J-J, TT (coppia di 10), A-K, A-Q, e K-Q
Tra 80 e 100              Si gioca con qualsiasi coppia, ogni Asso con kicker dello stesso seme, ogni coppia di connector suited non più bassa di 4-5
Tra 60 e 80                Si gioca con A o K con kicker suited , ogni coppia connector per la scala suited con un gap di 1 (p.e. 3-5s, 4-6s, 8-10s, ecc)
Tra 40 e 60                Si gioca con qualsiasi Kappa
Tra 20 e 40                Si gioca con due qualsiasi carte dello stesso seme
Tra 0 e 20                  Si gioca con qualsiasi carta  

Cosa fare con questo numero? E’ sufficiente confrontarlo con lo schema impostato da Sklansky e scoprire che, in questo caso, con un avversario già in gioco e altri tre che potrebbero seguirlo la situazione è abbastanza rischiosa: andiamo all-in solo con A-A o K-K. Per il sistema infatti, più il numero finale (il cosiddetto valore di rischio) è alto, più bisogna essere prudenti. Ipotizziamo di avere il gruzzolo più alto al tavolo (siamo dunque chip leader). Più cip abbiamo, più il rapporto tra il nostro stack e i bui darà un numero di rischio alto, da moltiplicare come già detto per avversari potenzialmente in gioco. Sklansky ci dice prudenza, soprattutto quando più di un altro giocatore ha coperto il buio e deve ancora parlare.
E’ possibile farlo anche perché lo stack corposo in nostro possesso ci permette di sopravvivere più a lungo, all’incremento dei bui, dandoci il tempo di aspettare la mano buona in cui colpire. Se invece si hanno poche chip in relazione a piccolo e grande buio (in gergo si dice essere corti o short) allora è il momento di fare meno gli schizzinosi e aggredire di più, perché a breve verremo consumati dai bui.
Anche il numero degli avversari influisce molto: in un testa a testa (heads up) un semplice Asso tra le pocket cards può essere determinante, mentre avere la seconda coppia più forte, K-K (in gergo Cowboys), ci dà ben l’82% di possibilità di vincere. Se invece arriviamo al flop in sei, la nostra bella coppia di pistoleri vede le sue chance di vittoria calare al 43%: otterremo il piatto in meno della metà dei casi. Ecco perché bisogna avere il coraggio di foldare, puer avendo una mano simile. Lo schema di riferimento su cui dobbiamo andare a controllare il nostro valore a rischio è il seguente con un risultato oltre 400 è ammesso l’all-in solo con A-A; tre 200 e 400 si prosegue anche con K-K; tra 150 e 200 si aggiungono Q-Q e A-Ks; con un valore tra 100 e 150 sono ammesse anche coppia di jack e di 10, A-k, A-Q; tra 80 e 100 qualsiasi altra coppia, ogni Asso con un kicker suited e ogni accoppiata di connectors dello stesso seme on più bassa di 4-5; tra 60 e 80 è sufficiente avere in mano un Asso, un Kappa affiancato da una qualsiasi carta carta suited o due connectors per la scala con una mano differenza (gap) di uno, come 3-5 o 7-9, purché siano anche questi dello stesso seme; tra 40 e 60 basta avere un Kappa per andare all-in, mentre tra 20 e 40 sono sufficienti due carte suited; infine con un valore tra 0 e 20 bisognerà sempre andare in all-in, con qualsiasi pocket card.

La tabella di Sklansky e la sua evoluzionePer chi ha già un minimo livello di confidenza con il Texas Hold’em e se la sente di lanciarsi in valutazioni, bluf e rilanci, il matematico americano ha messo a punto un’utile tabella nella quale sono elencate quelle che lui ritiene le migliori 72 possibili mani iniziali, suddivise in otto gruppi di forza. Come il sistema, la tabella calibra la potenza delle pocket cards in base alle probabilità di avere (o centrare al flop) la coppia più alta, di chiudere un progetto di colore o di scala, o comunque di andare in gioco con un punto potenzialmente più forte di quello degli avversari, cosi da assicurarsi un bel piatto.
la tabella lascia spazio alle valutazione soggettive, che devono ovviamente essere effettuate dopo aver analizzato alcuni fattori fondamentali come il numero di avversari in gioco, gli eventuali rilanci, la propensione della partita a un gioco più offensivo (aperto) o difensivo (chiuso) e, soprattutto, la propria posizione al tavolo. Una volta individuato il gruppo di appartenenza della propria mano e pesato così la sua forza, bisognerà dunque decidere come agire, I primi quattro gruppi, che vanno dalla coppia di Assi al K con 10 dello stesso seme, comprendono genericamente buone combinazioni  con le quali vale la pena giocare. Quando si è tra i primi a dover decidere e la mano rientra invece negli ultimi quattro gruppi è meglio passare, affidandosi solo alle carte migliori. Attenzione però, perché se ci sono stati rilanci, o si è notata una tendenza al gioco aperto, allora sarà il caso di aumentare la prudenza e fare fold anche con il quarto o addirittura con il terzo gruppo. Con delle pocket cards appartenenti ai primi due gruppi, invece, è bene rilanciare: parliamo delle quattro coppie più alte, di figure consequenziali dello stesso seme, utili per la scala e per il colore.
In questo caso le possibilità di centrare un punto superiore a quello degli altri giocatori sono favorevoli, ma vanno incrementate scoraggiando il maggior numero di avversari ad arrivare al flop. In posizione centrale, se non ci sono stati rilanci, è possibile pretendere di meno dalla propria mano e rilanciare anche con il terzo gruppo, o limitarsi a coprire il buio fino al quinto. Anche qui, con un gioco particolarmente aperto si può allargare il proprio ventaglio di un gruppo, mentre con un gioco chiuso è bene difendersi e restringere la selezione.
In posizione finale si ha un quadro abbastanza completo della situazione, e si dispone di forza maggiore; con un gioco aperto è possibile coprire il buio anche con l’ottavo gruppo, rilanciando invece con i primi quattro. Le possibilità che nessuno abbia carte alte sono buone , l’unico pericolo sono eventuali bluff o tentativi di check-raise da parte di un avversario, ma anche in questo caso la probabilità di centrare un punto superiore non è poi cosi remota. Se dovesse esserci qualche contro rilancio, ovviamente bisognerà valutare attentamente il proprio stack e la forza della propria mano prima di decidere se accettare la sfida o sventolare momentaneamente bandiera bianca, attendendo con pazienza il colpo che faccia cincere la guerra.

Gruppo
    1        A-A, K-K, Q-Q, J-J, A-Ks
    2        10-10, A-Qs, A-Js, K-Qs, A-K
    3        9-9, J-10s, Q-Js, K-Js, A-Q
    4        10-9s, K-Q, 8-8, J-9s, A-J, K-10s
    5        7-7, 8-7s, Q-10s, 10-8s, K-J, Q-J, J-10, 7-6s, A-X(Tutte le altre)s, 6-5s
    6        6-6, A-10, 5-5, 8-6s, K-10, Q-10, 5-4s, K-9s, J-8s, 7-5s
    7        4-4, J-9, 10-9, 3-3, 9-8, 6-4s, 2-2, K-Xs, 10-7s, Q-8,s, 5-3s, 4-3s
    8        9-6s, 8-5s, J-7s, 7-4s, A-9, Q-9, J-8, 10-8, 4-5s, 3-2, 8-7, 7-6, 6-5, 6-4, K-9

Le 72 mani migliori per Davis Sklansky, divise in 8 gruppi e ordinate dalla più forte alle più debole.
La “s” indica carte dello stesso seme, mentre la X indica qualsiasi carta. Se le nostre carte personali non sono presenti nell’elenco ci resta una sola alternativa: il Fold!

e di seguito la mia “tabella personale” (ovviamente adattata alle esigenze personali) settata in % di cassa…. provatela e fateMi sapere che ne pensate…