Money Management – Le mille sfaccettature del Masa

Estratto dai miei appunti “saccheggiati” online in questi anni di apprendistato:
Se dovessimo scrivere un trattato di money management, ci troveremmo a correggere una “errata definizione”, una convinzione e forse la stessa corrente. Comunemente, s’intende infatti l’insieme di regole che disciplinano la chiusura delle operazioni (detta exit), mirando a salvaguardare il capitale immesso sui mercati o a ridurre l’erosione degli eventuali profitti maturati. Avrete certamente compreso che si tratta di stop, stop loss e trailing stop, nelle numerose e quasi tutte apprezzabili varianti riconducibili alla tecnica generale del risk management…                                                                                 

il concetto di money management è assai diverso e ha esclusivo riguardo per la gestione del capitale, determinando la percentuale di disponibilità finanziaria da utilizzare in ogni trade e rimuovendo lo spettro della perdita della disponibilità finanziaria prima di aver messo a punto una tecnica in grado di battere sistematicamente i mercati.
L’esplosione del trading online come quasi-fenomeno di massa ha comportato la pubblicazione di decine di testi sullo scalping, altrettante sulla generica speculazione di borsa e sui diversi modelli di trading system, sull’analisi tecnica e sulla psicologia applicata al trading. la corretta applicazione del money management… si propone di determinare il “quanto” investire e non piuttosto il “come”, ricordando che l’obiettivo è la massimizzazione dei profitti mediante la miglior gestione di un trading system o di una più semplice tecnica operativa, sia pure di tipo strettamente empirico e intuitivo.
Parlando di Money Management prendiamo in esame il tema della “giusta
puntata”, non un sistema “Martingala” non un richiamo da vicino le puntate ippiche basate sulla variazione della “scommessa multipla sul vincente o sul piazzato di più corse di cavalli”; il “Martingala” prende le mosse dalle considerazioni sull’impossibilità di una serie infinita di perdite consecutive nel gioco d’azzardo. Questo tipo di approccio prevede l’aumento della puntata dopo una perdita (non necessariamente un raddoppio), nella speranza matematica di cogliere prima o poi il colore o il tipo di numero (pari o dispari) su cui si sia puntato. Per non parlare poi della roulette ove il sistema “Martingala” è ulteriormente penalizzato dalla presenza dello “zero”, favorevole al banco e, aggiungeremmo noi (pur non essendo frequentatori di case da gioco) anche dal fatto che l’infinita progressione delle puntate è resa impraticabile dai limiti di posta dei singoli tavoli…
Né la soluzione è nell’ “Antimartingala” che prevede invece di diminuire l’esposizione dopo una perdita e di aumentarla dopo un’affermazione. Così, “…si tenderà ad aumentare la propria esposizione all’incrementarsi dei guadagni legati alle vincite e ci si chiuderà in difesa nei periodi perdenti…”
Si potrebbe passare per John Kelly, padre della nota formula sulla miglior percentuale da destinare agli investimenti, fornendo un’impronta algebrica alle scelte dei trader, impostazione che tuttavia risente di astrattismo e troppo spesso sconta la dura differenza fra teoria e realtà. Per tornare rapidamente alla pratica, applicando la formula nell’ambito di un trading system a incrocio di medie mobili e l’analisi sul campo di altri modelli più complessi di money management: “Fixed Fractional Method”, ”Optimal f”, “Secure f”, “Fixed ratio” e “Percent volatility model”, tutti quanti supportati da una buona dose di passaggi matematici.
Ne dovrebbe mancare una sezione dedicata all’importanza del temperamento del trader e, in questa prospettiva psicologica, vengono quindi esaminate le situazioni “Reduced f”, “Aggressive ratio”, “Asimmetric ratio”, “Timid bold equity”, “Equity curva trading” e “Z-score”, per concludere che “…il trader deve avere ben chiaro lo scopo che si vuole prefiggere: massimo rischio per massimi risultati, darwdown limitato, bassa esposizione sempre e comunque… Noti i propri obiettivi, può adattare il metodo di money management al proprio profilo di rischio…”
Cari e pazienti lettori di questo spettabile blog, dite la verità, quante volte vi hanno raccomandato di mettere a punto o di adottare il trading system più consono alle vostre attitudini e poi, soprattutto, di procedere a ripetuti test per iniziare infine a mettere in gioco piccole e crescenti cifre?

A tal punto, nell’ illustrare un piano di battaglia adeguato, rammentando che il processo decisionale è stato ormai collaudato dalle simulazioni: piani accurati in grado di sostenere il morale nei momenti difficili (e di evitare i gravi danni che l’emotività, in queste sinistre circostanze, può causare), ferrea disciplina anche quando i confini regolamentari vengono lambiti e la tentazione di lasciarsi andare oltre le procedure è davvero forte, stesura di una scaletta in termini di potenziali guadagni.
Ma si va ancora ben oltre! Nella parte “Unire le forze”, occorre prendere in esame la possibilità di combinare i sistemi e di allestire money management di gruppo, studiando la misura del capitale e i possibili effetti dell’associazione. Interessante, vero? Non ci avevate mai pensato?

Quindi, gestione del portafoglio, con principi e metodi: “core equity model”, “total equità model”, “reduced total equità model”, con studio dei portafogli complessi e con l’analisi di esempi storici (ricordando la grandiosa vittoria di Larry Williams, con percentuali da capogiro, in un campionato di trading con strategia basata sull’applicazione della formula di Kelly, tuttavia in un mercato definito “…particolarmente favorevole…”, senza poi trascurare le “turtle rules”, ossia le finanziariamente famose tartarughe…).
 Occorre inoltre ricordare che i sistemi utilizzati mirano a limitare le escursioni del capitale, sia a trade chiuso (valutando astutamente la prossima entry) che a trade ancora aperto
, con l’attenzione rivolta alla volatilità del momento.

Ma non ci sono solo i trading system, giacché sopravvivono i simpatizzanti di quelli “discrezionali”, vale a dire di quell’insieme di operazioni non dettate da segnali codificati, bensì frutto di analisi istintiva (se possono coniugarsi le due parole… nutriamo seri dubbi…), sia nella lettura del grafico che nella consultazione del book, passando per l’adeguamento della volatilità durante il trade, utilizzando il “percent volatility model” allo scopo di limitare le fluttuazioni di capitale a investimento aperto e valutando bene l’operatività sui future, che vede aumentate le possibilità applicative delle tecniche di money management.
Ne deriva che anche nel trading discrezionale, se
praticato con una certa serietà, si possono utilmente applicare i principi del money management, sia per non incorrere in sgradite eventualità di disfatta patrimoniale, sia per non trovarsi calati in situazioni nelle quali può mancare il tempo per decidere su un elemento sottovalutato.
Vi invito a leggerVi la discussione relativa al masaniello sul forum di bet4win
e scaricatevi il “Multimasa”, il “Concatena” ed ovviamente anche l’ultima creatura il “Masarange” ed,  a proposito: date una occhiata a questo concatenamento di Masarange e la relativa “costruzione di quota 2 e fatemi sapere che ne pensate inviando i vs commenti. A presto!


                                                                                                                                     Max